Vera Cruz

Regia di Robert Aldrich

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Fuggendo con un carico d'oro rubato al reggimento, un giovane ufficiale sudista ed il suo complice attraversano il confine e finiscono in Messico, proprio nel pieno della rivoluzione, andando così incontro ad una serie infinita di disavventure.

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5.0 I cowboy di Massimiliano

Nel 1954 Robert Aldrich (1918 – 1983) e Burt Lancaster (1913 – 1994) ottengono larghi successi di critica e pubblico con due western, che molto hanno significato nella storia del genere. L’ultimo apache (Apache) è uno dei primi film apertamente dalla parte degli indiani – e di una etnia in genere considerata come la più feroce e indomabile –narrando una vicenda di sopraffazione subita da un guerriero che cerca solo di vivere libero con la propria famiglia. E Lancaster mette tutta la sua maestria d’attore e la sua possanza fisica nel rappresentare l’odissea dell’indigeno Massai. Ma è Vera Cruz ha essere più visto oggi, e per la ricchezza produttiva e per l’originalità della trama, che ha ispirato molti importanti western. Alla fine della guerra di secessione, due avventurieri – uno, impersonato da Gary Cooper, con un suo codice d’onore, l’altro, interpretato da Lancaster, cinico e disposto a tutto - si trovano nel Messico occupato dai francesi. Lo stesso imperatore Massimiliano li ingaggia perché scortino una dama a Vera Cruz. Ma le cose non sono come sembrano. In un crescendo di scontri con i rivoluzionari, intrighi e tradimenti, i due dovranno scegliere da che parte stare. Inevitabile la resa dei conti tra loro, dopo una risolutiva battaglia tra francesi e messicani. Non sono stati solo i pregi formali del film – non va dimenticato l’apporto di Ernest Borgnine, Jack Elam, Charles Bronson – a farne un classico. L’ambientazione messicana, l’intromissione di un elemento esotico – per gli americani, certo – quale i lancieri francesi, l’ambiguità morale dei personaggi sono stati seminali per Sam Peckinpah, Don Segal e Sergio Leone.

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