L' uomo che verrà

Regia di Giorgio Diritti

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Inverno, 1943. Martina ha otto anni, vive alle pendici di Monte Sole, non lontano da Bologna, è l'unica figlia di una famiglia di contadini che, come tante, fatica a sopravvivere. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. Nel dicembre la mamma rimane nuovamente incinta. I mesi passano, il bambino cresce nella pancia della madre e Martina vive nell'attesa del bimbo che nascerà mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il piccolo viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.9 di 5 su 11 recensioni)

5.0 L'uomo che verrà

Un film assolutamente struggente, e non adatto per le serate in cui non si vogliono vedere film impegnativi. Quello che domina riguardo al racconto è soprattutto un estrema malinconia e tristezza, ma dall'altronte non siamo in un bel periodo. Il film risulta essere abbastanza veritiero e piu tosto interessante. Consiglio di vederlo

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3.0 Marzabotto sul grande schermo

Un film deludente come opera cinematografica, ma davvero valida dal punto storgiografico. Tecnicamente ben fatto, ma nei ritmi e nello svolgimento della storia è troppo lento. La pellicolo narra la nota strage di Marzabotto, una delle più gravi stragi naziste sul suolo italiano.
Colpisce, essendo davvero emblematica e profetica, la frase pronunciata dal capo nazista davanti al prete del paese: "Siamo solo quello che ci hanno educato ad essere", che riassume bene il pensiero nazista.
Un'opera più storiografica che cinematografica, dove viene a galla anche la cosiddetta "zona grigia" delineata dallo storico De Felice per descrivere la mancata presa di posizione della popolazione italiana, ostile ai nazifascisti quanto ai partigiani, durante la guerra civile.

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4.0 Nessuno è innocente

Il film di Diritti prende posizione su una delle stragi naziste del 1944: Marzabotto. La prospettiva è quella degli umili senza rancore, tutta rivolta al futuro da ricostruire: la coralità del recitato è resa anche dal dialetto bolognese strettissimo sottotitolato.
La storia tutta italiana della linea gotica, così come la racconta il film non può lasciare indifferenti. A me ha tanto ricordato un capolavoro bistrattato dalle ideologie del cinema impegnato e dai revisionismi: La notte di S. Lorenzo, dei fratelli Taviani. Le affinità sono molteplici: un racconto con gli occhi dell'infanzia su una strage di civili perpetrata nel terribile anno di occupazione tedesca delle campagne tosco-emiliane; un "futuro" tutto legato al mondo rurale: crescere con i ricordi di quelle esperienze.

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4.0 L'uomo che verrà

Uno dei migliori film italiani della scorsa stagione cinematografica, giustamente premiato ai David di Donatello quale miglior film dell'anno. Dopo l'osannato (e poco visto, a causa della miopia della distribuzione italiana) "L'inverno fa il suo giro", Giorgio Diritti torna al cinema con una storia che ci riporta all'inverno del '43 sulle pendici del Monte Sole, nei pressi di Bologna, teatro della strage di Marzabotto. Lo stile secco - quasi documentaristico - il dialetto parlato dai personaggi, l'attenzione alla vita quotidiana della comunità contadina ci fanno ricordare lo stile di Ermanno Olmi, che di Diritti è stato il proficuo maestro. Un film da non perdere.

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2.0 Non l'ho capito

Ci sono certi film che non capisco, questo ad esempio non l'ho capito molto. Forse riguardarmelo una seconda volta mi aiutarebbe, ma sinceramente non ne ho tanta voglia anche perché è un genere un pò pesante per me e non riuscirei comunque a capirlo. Non so se consigliarvelo perché appunto non l'ho capito molto.

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4.0 L'amaro in bocca

E' un film molto difficile, sia per il tema trattato, sia perché è recitato in dialetto e bisogna leggere i sottotitoli (cosa alla quale non siamo più abituati e si perde concentrazione rispetto alle immagini). Una storia sconvolgente e purtroppo tutta vera come ce ne sono state tante, troppe, altre nel periodo del secondo conflitto mondiale. Dapprima la difficoltà della vita dei contadini, la quotidianità, la difficoltà di ogni giorno semplicente per mangiare e sbarcare il lunario con il conflitto a fare da sfondo. Poi irruente e devastante la tragedia della guerra e tutte le atrocità da ambo le parti. Il tutto visto con gli occhi di una bambina che non capisce il perché delle cose ma ha capito che "tutti vogliono ammazzare qualcuno". Tragico e angosciante. Che ne sarà stato di Martina e del fratellino?

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5.0 Superlativo

Vorrei dire tante cose su questo film che ho visto al cinema e che mi ha lasciato molte cose nel cuore e domande che probabilmente non avranno risposte, io vengo dalla stessa terra in cui è stato girato e conosco quella campagna descritta così bene non conosco la vita così come era ma mi hanno raccontato, e ancora adesso che sto scrivendo sento una forte emozione... Sono giovane, ma vi dico guardate questo film con i vostri figli... Lo so è in dialetto ma ne vale la pena, grazie.

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3.0 L'UOMO CHE VERRA'

Questo è un film faticoso, sia perchè racconta una storia veramente accaduta, sia perchè è recitato in dialetto e bisogna leggere i sottotitoli per capirci qualcosa.
Bravi gli attori, soprattutto la bimba Martina.
Ma che orrore viene raccontato!!!
La presunzione di superiorità dei nazisti, che all'inizio sembra arginabile, esplode in tutta la sua rabbia con il rastrellamento e lo sterminio di un intero paese.
...e la piccola Martina, riuscirà a salvare il fratellino appena nato?
Angosciante.
Per non dimenticare.

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5.0 ottimo film

Non si vedevano da tempo degli attori così bravi nel recitare, in questo caso si può propio dire che abbiano dato vita ai loro personaggi, il risultato è sicuramente positivo e cosigliabile.

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4.0 Sensazionale

Il film è recitato superbamente, la regia è fantastica (ci sono alcune riprese della campagna emiliana mozzafiato) e la colonna sonora è perfetta. Consigliatissimo!

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4.0 molto toccante

Un film commovente, gli attori talmente bravi da chiederti se, in realta', fossero loro stessi e non nell'azione di recitare, conferendo all'opera' una cosi' forte veridicita' da sembrare un documentario storico, aspetto, questo, amplificato dall'uso del dialetto locale.

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