The Host

Regia di Joon-ho Bong

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Seoul, 2006. Hee-bong gestisce un punto di ristoro sulle sponde del fiume Han. Qui vive con tutti i suoi cari: il figlio maggiore Gang-du, la figlia Nam-joo e il minore Nam-il. Tutta la famiglia è unita dall'amore per la piccola Hyun-seo, la figlia di Gang-du. Un giorno dalle profondità del fiume, emerge un mostro che lascia dietro di sé una scia di distruzione e di morte. La piccola Hyun-seo viene catturata dal mostro e svanisce nel nulla. Hee-bong e il resto della famiglia decidono di non perdersi d'animo e di iniziare la loro crociata contro il mostro.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0 Un lucertolone con gli occhi a mandorla

Non è tutto oro ciò che arriva dall’estremo oriente. I cultori del trash asiatico sono disposti a papparsi qualunque schifezza, ma lo spettatore avvertito è meglio stia molto in guardia, dato che la cicogna dei capolavori è rara in qualunque parte del mondo. Ma questo sud coreano The host, del 2006 (in originale Gwoemul, cioè mostro) è davvero un film notevole. In un laboratorio, un patologo militare americano ordina all’assistente coreano di vuotare nel lavandino certi bottiglioni pieni di sostanze inquinanti. Il tecnico obietta, ma deve fare come vuole l’americano. Le sostanze finiscono nel fiume Han, che attraversa Seul. Passa del tempo, e un bel giorno dal fiume esce una creatura mostruosa, presumibilmente un anfibio mutato. Il mostro scatena il panico tra la gente che passeggia sulle rive. E per ottime ragioni. In effetti è un predatore. Che non si limita a divorare chi gli capita a tiro. Previdente, alcune prede le porta vive in una tana nelle fogne della città, per mangiarsele con comodo. Capita che rapisca una ragazzina e che la famiglia, un gruppo di ristoratori, si metta sulle sue tracce. Ma le autorità li mettono in quarantena, sostenendo che il mostro è anche vettore di un virus ignoto. Tuttavia la ragazzina sarà salvata proprio dai suoi e il mostro annientato, anche se a caro prezzo. E neppure il finale vuole essere del tutto rassicurante. Riuscito melange di dramma famigliare, horror fantascientifico, critica sociale e politica – cosa non scontata, dato che i registi coreani, che pur amano la commistione di generi, a volte producono delle cose irricevibili - The host ha riscosso in patria un successo stratosferico (13 milioni di ingressi). Merito dell’ottima confezione del regista Bong Joon-ho e degli effetti speciali della Weta di Peter Jackson. Ma anche del sottotesto politico, aspramente polemico nei riguardi dei politici locali e dell’ingerenza degli americani negli affari coreani. Ma volendo trascurare questo aspetto del film, resta uno spettacolo raccomandabile anche nella nostra parte di mondo.

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