Il colore della libertà. Goodbye Bafana

Regia di Bille August

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In Sudafrica nel 1968 venticinque milioni di neri sono governati da una minoranza composta da quattro milioni di bianchi che hanno imposto il brutale regime Apartheid del Partito Nazionalista. I neri non possono votare, o studiare, né viaggiare liberamente; non hanno il diritto a possedere un terreno, o un'attività, persino una casa. Arroccati sulle loro posizioni di potere assoluto, i bianchi vietano ai neri di organizzarsi in una qualsiasi forma di opposizione, costringendo i loro leader all'esilio o all'ergastolo a Robben Island. James Gregory, un tipico Afrikaner bianco, considera i neri come dei subumani. Cresciuto in una fattoria nel Transkei, ha imparato a parlare la lingua Xhosa, quella dei neri, quando era bambino. Questo fa di lui la persona ideale per diventare la guardia carceraria di Mandela e dei suoi compagni a Robben Island. Parlando la loro lingua, può spiarli a loro insaputa. Il piano però avrà un esito completamente diverso. Con il tempo Mandela avrà su di lui un'influenza tale da indurlo a rivedere le sue posizioni e la sua fedeltà al governo razzista, arrivando persino a lottare per un Sudafrica libero.

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5.0 Nelson Mandela, un prigioniero, un Bafana

Una storia vera, dove esiste un Sud Africa governato dall'uomo bianco, dove esiste un popolo completamente sottomesso al volere del bianco, ghettizzato, maltrattato e troppo sottovalutato. Mandela, incarcerato per le sue idee democratiche, le sue idee di convivenza pacifica in una nazione dove non esistono colori della pelle ma soltanto Sud Africani. Una vita intera Mandela, rinchiuso perché ritenuto dannoso allo strapotere bianco, una vita intera di carceriere, quella della sua guardia carceraria bianca che imparerà ad apprezzare l'uomo Nelson Mandela. Un'amicizia che nasce in una triste circostanza, un'amicizia che nasce perché il carceriere conosceva già quel popolo ritenuto inferiore dall'uomo bianco, è cresciuto giocando con questi bambini, conosceva la loro lingua e la loro tecnica di combattimento con bastoni, cose che spingeranno anche Mandela ad apprezzare il suo carceriere anche dopo la sua scarcerazione.

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3.0 La lotta per la libertà

Qualche anno prima del meraviglioso "Invivtus" di Clint Eastwood, questa interessante pellicola portava sul grande schermo la grandiosa ed epica figura di Nelson Mandela. Tratto dal libro-biografia di uno dei carcerieri del leader sudafricano, James Gregory, l'addetto alla censura della posta in entrata e in uscita dal carcere di Robben Island, questo film tratteggia a grandi linee il periodo di prigionia scontato da Mandela dal 1968 al giorno della sua liberazione nel 1990, e lo fa proprio attraverso gli occhi del secondino. Gregory inizialmente è in linea con l'ideologia del sistema governativo dell'Apartheid, odia i neri e considera i prigionieri politici come terroristi comunisti, ma sarà proprio il vivere a "stretto contatto" con Mandela che lo porterà a cambiare idea, scoprendo realmente gli ideali di giustizia e fratellanza che animavano la lotta della minoranza sudafricana.
Naturalmente la storia è a tratti romanzata, così come lo stile del film è in linea con le classiche pellicole hollywoodiane, ma il pregio dell'opera è quello di gettare uno sguardo sulla vita e sul pensiero di Nelson Mandela, così come su un periodo storico ancora molto vicino, e per molti aspetti attuale. Interessante, inoltre, è proprio la figura di James Gregory, uno dei pochi bianchi che riuscirono ad aprirsi e a comprendere la causa dei neri; Mandela stesso nella sua autobiografia afferma: "Uomini come Swart, Gregory e Brand confermavano la mia fiducia nella fondamentale umanità di coloro che pure mi avevano tenuto dietro le sbarre per più di 27 anni."

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