Storia di Pordenone

Storia di Pordenone

di Fulvio Comin

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La zecca di Pordenone: fu quasi certamente il maglio della Vallona ad ospitare la zecca di Pordenone. Una città, quindi, dove si batteva moneta che portava in una delle facce il volto di Bartolomeo d'Alviano. La zecca coniava i ducati pordenonesi di identico valore rispetto a quelli di Venezia. Furono immessi sul mercato ducati d'oro, detti anche zecchini; il "matapan", denaro grosso d'argento, il soldo d'argento o mezzanino, il bezzo, il quattrino e il bagattino in rame. "Postini per Venezia": verso la fine del secolo, nell'agosto del 1583, Pordenone visse un'assoluta novità. Il Consiglio infatti istituì un servizio di portalettere per Venezia. L'incaricato, pagato 20 ducati l'anno, riceveva anche 2 soldi per ogni lettera che gli veniva affidata e una cifra in aggiunta se fosse stato incaricato di portare anche denaro. Il portalettere partiva ogni martedì da Pordenone e tornava il venerdì sera in modo da poter essere in città il sabato mattina, giorno di mercato. Il servizio venne soppresso, per ragioni che ignoriamo, nel 1588, ma lo si dovette ripristinare "a furor di popolo" l'anno successivo. "La peste": la prima notizia di diffusione del morbo risale al 1527 quando il Consiglio dettò severe disposizioni sanitarie. Nessuno poteva entrare in città sotto pena di lire 3 e 5 soldi. Alle porte c'erano le guardie che tenevano tutti i forestieri a distanza. Nonostante tutti questi accorgimenti, l'anno successivo, morirono di peste 600 persone.

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