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Sulla lingua del tempo presente- Prezzo: € 8.00
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In sintesiLa politica dei giorni nostri e le sue locuzioni: una nuova lingua stereotipata e kitsch che spostale parole da un contesto all’altro e le ripete in continuazione. L’egemonia di una linguaggio– largamente diffuso e acriticamente accettato – che sta esercitando una specie di dittatura simbolica sulla nostra democrazia. «Noi non solo pensiamo in una lingua, ma la lingua “pensa con noi” o, ancor più chiaramente, “per noi”». Nell’Italia di oggi, per fortuna, non vi è nessun ministero della propaganda a forgiare una lingua che influenzi le coscienze, addormenti le resistenze e spinga al pensiero unico; eppure sarebbe difficile negare che il linguaggio usato dalla politica (e dai mass media che ne parlano e informano, o dovrebbero informare, i cittadini) ruota attorno a espressioni, parole, frasi che ricorrono sempre di più, si fanno senso comune, sono spesso udite ma non certo indagate e capite a fondo. Zagrebelsky passa in rassegna tutta una serie di questi “luoghi comuni linguistici”, da «scendere in campo» a «le tasche degli italiani», da «amore» a «Prima Repubblica», da «contratto» a «mantenuti». E denuncia il rischio che, appunto, sia questa lingua a pensare per noi, e che i cittadini vivano immersi, senza rendersene conto, in una rete di significati che, se pure gli sfuggono, nondimeno strutturano la loro esperienza, danno forma alla loro vita politica, in ultima analisi regolano e limitano le loro possibilità di comunicare.
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