Gli indifferenti

Gli indifferenti

di Alberto Moravia

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4.0STRADE DIVERSE DA ESPLORARE, 10-08-2011
di M. Perriera - leggi tutti i suoi commenti

«Alberto Moravia.Il narratore, ritenuto inadeguato alle giovani menti degli adolescenti, risorge dalle ceneri, si riscatta e, con geniale acutezza, lascia un modello a quanti riescono a penetrare nella tessitura capillare delle microstorie rasppresentate nei suoi INDIFFERENTI (1929). Sedici capitoli serrati e linguaggio asciutto per scolpire in ipotiposi il mondo borghese chiuso e soffocante, con uomini accecati, privi di fede e di certezze, senza illusioni e senza speranze; ne coglie lo sfacelo, l'ipocrisia, le meschinità, la menzogna, il relativismo orizzontale, la lanterninosofia, il solipsismo e osteggia, anche inconsciamente, la retorica gabrieldannunziana, di cui il Fascismo, per incantare le masse, faceva il suo cavallo di battaglia. Marchiare personaggi sclerotizzati in una forma e condannare il prostituirsi dell'intelligenza è il suo imperativo, il sesso è sfaccettatura del tutto marginale, semplice mezzo conoscitivo della personalità umana. Tutta l'azione si svolge quasi sempre in luoghi chiusi, in un gioco di luci e ombre che aiuta il lettore a ricostruire la realtà ambigua in cui gli attanti si muovono. Mariagrazia Ardengo convive, o quasi, con Leo Merumeci; per ironica antonomasia, è definita la madre, forse perché è la negazione di quello che dovrebbe essere il suo ruolo. Leo, uomo ricco, sicuro di sé, cinico e amorale, stanco di Mariagrazia, ha messo gli occhi sulla figlia dell'amante, Carla, che ne accetta le profferte, ma è instabile e inquieta. Lisa è invaghita di Michele, studente universitario che, con lucidità mentale, riconosce la sua impotenza e proprio questa sua chiaroveggenza lo arresta. Vorrebbe provare sdegno, odio, disprezzo, ira smascherare le manovre di Leo che, attraverso un disonesto gioco di ipoteche, sta per impadronirsi della villa degli Ardengo ma non riesce a procedere; la pistola, con cui dovrebbe uccidere Leo, è scarica, un atto mancato freudianamente significativo, indice del suo stato d'animo contraddittorio. Nell'inferno borghese di Moravia, allora, non vi sono epifanie? Così pare eppure eppure Michele, l'antieroe, il galleggiante alla deriva, il relitto senza scopo è un vincitore tra tanti vinti che affondano in questo demistificante mondo in sfacelo e, pur nella sua staticità, è la figura più interessante; non cresce, vive di utopie e non di azioni, nel suo cerebralismo, sempre sdoppiato tra quello che pensa e quello che dice, prova compassione verso chi aderisce alla realtà e verso un sè stesso non molto differente, se non nelle intenzioni. Lo studio di questa opera a scuola, grazie a tali connotazioni, costituisce momento di grande formazione perché, contrastivamente, attraverso le esegèsi approfondite, si dimostra la necessità di danzare insieme nella pioggia e di abbattere i muri di acciaio tra i propri simili. Il MICHELEMORAVIA autodiegetico, insomma, ipotizzando strade diverse da esplorare, ha mostrato il coraggio di uscire dall'opprimente ristagno in cui si arenavano gli ideali della sua età e, con soddisfazione di essersi impegnato senza risparmiarsi in nulla, può dire che ha imparato a conoscere il mare meditando su poche gocce di rugiada.»

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2.0Gli indifferenti, 21-02-2011
di T. Ivanovitch - leggi tutti i suoi commenti

«Nonostante "Gli indifferenti" di Moravia siano ormai diventati un classico della letteratura italiana, non ho per nulla apprezzato la trama del romanzo e ancor di meno mi è piaciuto lo stile dell'autore. Nella storia, ad eccezione della parte finale, non vi è alcuno sviluppo narrativo e il romanzo appare così lento e ripetitivo.»

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4.0Un Sartre all'italiana., 22-07-2010
di M. Trimarchi - leggi tutti i suoi commenti

«Moravia non è certamente un autore patetico. Ama osservare l'esistenza e descriverla nella noia quotidiana. Non è la noia di chi non fa nulla, ma è la mancanza di vitalità di una classe borghese ormai in tramonto.»

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