Il caso N'Gustro

Il caso N'Gustro

di Jean-Patrick Manchette

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Henri Butron, piccolo delinquente sfaticato e buono a nulla, fa tutto quel che può per mettere paura al mondo. Ma continua ad annoiarsi, malgrado donne, furti, aggressioni, un po' di guerra d'Algeria e un po' d'attivismo di estrema destra. Cos[, quando una giornalista, madre di una sua compagna occasionale, gli propone di scrivere a quattro mani un articolo sulla sua vita, Butron accetta. E in casa della sua biografa incontra uno strano gruppo di africani. Loro hanno bisogno di una mano per organizzare qualcosa in grande stile, e Butron ha bisogno di azione...

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3.0ritmo a non finire, 10-10-2009
di M. Casali - leggi tutti i suoi commenti

«Basato su una storia realmente accaduta, l'omicidio a Parigi di Mehdi Ben Barka, leader e fondatore del partito socialista marocchino e propugnatore dell'indipendenza del Marocco dalla Francia colonialista, qui rinominato N'Gustro, in un' atmosfera d'attivismo politico radicale e anarcoide, Henri Butron, giovane teppista sfaccendato, assume, quasi per caso, il ruolo di protagonista all'interno di un confuso giro di conoscenze e amicizie che lo porteranno a toccare i fili di un gioco troppo grande e pericoloso.

Si dice che è il tono che fa la musica; beh, qui sono le parole che fanno la musica. Manchette non scrive libri, Manchette elabora spartiti musicali in forma letteraria, demistificando i tradizionali moduli romanzeschi. Successione e esecuzione di note dissonanti eseguite a ritmo vertiginoso a delineare fatti e circostanze al limite del grottesco. Ancora più impulsivo e straripante delle precedenti uscite editoriali. Di certo non tra i migliori della sua bibliografia. Si legge come se si ascoltasse un disco di Charlie Parker, come se fosse la puntina del giradischi e non l'occhio del lettore a scandire il ritmo alla storia. Noir in salsa be-bop.

Con questo esordio, 1971, nonostante alcune gravi incongruenze e inutili e gratuite volgarità che stonano nell'economia del racconto, l'autore francese rinnova e ridefinisce l'archetipo del romanzo d'appendice, come nessun altro aveva fino a quel momento tentato di fare, un genere letterario inchiodato da troppo tempo nei soliti personaggi stereotipati, sbiaditi in luoghi comuni di "criminale" banalità. Se Cornell Woolrich ("Appuntamenti in nero"), James Cain ("La morte paga doppio") sono da considerare i padri del noir, se Dashiell Hammett ("Il falcone Maltese"), Raymond Chandler ("Il grande sonno") dell'hard-boiled, Jean Patrick Manchette è senz'altro da annoverare tra i figli e gli allievi riusciti nell'impresa di eguagliare e, in alcuni casi ("Piccolo blues", "Posizione di tiro") di superare i maestri, come fece Giotto con Cimabue.
»

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