Il canto delle manére

Il canto delle manére

di Mauro Corona

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La manéra è la scure dei boscaioli di Erto. Nessuno come Santo della Val, che abbiamo già incontrato in Storia di Neve, ne conosce il filo della lama, l'equilibrio del manico, nessuno come lui sa ascoltare il canto che si alza dalle manére quando i boscaioli entrano a far legna nei boschi. Santo è il migliore tra di loro, il bosco è la sua vita, ma la violenza del sangue lo costringe alla fuga dal paese per cercare fortuna tra le ricche foreste dell'Austria. Nuovi amici e nuovi amori, pentimenti e bramosie dell'animo, finché Santo, dopo l'eccezionale incontro con il grande scrittore Hugo von Hofmannsthal, sentirà imperioso il richiamo della propria terra.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.8 di 5 su 5 recensioni)


4.0Vita da boscaioli, 24-02-2011
di F. Gobbini - leggi tutti i suoi commenti

«E' la storia di un grande boscaiolo Santo Corona, che, istruito dal nonno, ha cominciato a eccellere nel suo lavoro. Dopo la morte del nonno il lavoro diventa la sua unica ragione di vita. Un bel libro di Mauro Corona di cui si apprezza la grande autenticità delle storie che racconta. »

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4.0Coronanatura, 24-11-2010
di M. Guerrini - leggi tutti i suoi commenti

«Se ami la natura, i boschi la montagna e le storie che la caratterizzano con Corona ci sei in mezzo, anche questo romanzo e' vissuto completamente nel suo habitat naturale compreso il gergo montanaro con qui si esprime.
Io trovo che sia un buon libro.
»

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4.0fuori dal mondo, 02-11-2010
di C. Gobbini - leggi tutti i suoi commenti

«Corona chiude la sua trilogia con un altro bel libro. Leggendo i suoi libri si ha semprfe l'impressione di vivere in un mondo e un tempo diverso»

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3.0La vita dei boscaioli, 28-10-2010
di B. Renzi - leggi tutti i suoi commenti

«Attraverso la vita di Santo, Corona ci porta ancora una volta in un mondo di altri tempi dove uomini e natura vivono e muoiono a così stretto contatto. Dove la società organizzata è un miraggio marginale al di là del bosco, al di là della vita che inesorabile scorre tra amore, morte, dolore, fatica,ricchezza, povertà e sacrifici. »

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4.0la conclusione della trilogia, 06-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di D. Ghilardi - leggi tutti i suoi commenti

«Per concludere una trilogia dove a dominare è la morte ma anche lo spirito della favola (L'ombra del Bastone, Storia di Neve) arriva un libro che si stacca completamente, dato che quelli che vive il protagonista sono tormenti del tutto umani.
Santo durante la sua vita sembra compiere un percorso lineare nella sua tragicità: un'infanzia felice pur nella difficoltà della vita di montagna, una giovinezza durante la quale il destino sembra sorridere al ragazzo che vive in pace tra i suoi boschi e l'amore per una ragazza non cercata ma arrivata al momento giusto come un piacevole dono del destino. Proprio l'amore sarà la sua rovina, perché il troppo amora tradito lo porterà prima a sbagliare commettendo un omicidio, e poi a dovere fuggire e andarsene a scontare lontano da casa la punizione per il suo peccato. E qui la vita di Santo sembra bloccare il suo scorrere lineare perché quello che vivrà nei trent'anni passati tra Austria e Svizzera sarà solo una ripetizione di quello che ha vissuto a Erto: la partenza dal nulla, la creazione di un ritmo di vita felice e appagato, la scoperta di un'amore che lo farà soffrire. A questo punto il boscaiolo ormai non più ragazzo reagisce in maniera diversa da quando era giovane: trattiene il sentimento che lo porterebbe a commettere un altro omicidio, salvandosi in questo modo da commettere un altro delitto ma condannandosi a una vita sterile dove non ci sarà ma più posto per il vero amore ma solo un odio per il genere femminile, sfogato nell'atto sessuale.
Il ritorno a casa è un atto quasi dovuto perché le radici sono come "elastici legati al campanile, e quando perdi la presa ti riportano indietro". Arrivato ai sessant'anni a Santo non resta che tornare a casa e morire secondo il suo destino, cercando di tagliare una pianta che nessuno sembra in grado di tagliare.
Un libro a mio parere meno affiscinante dei due che lo precedono proprio per la mancanza di quel pizzico di magia, ma che aggiunge un altro tassello alla descrizione della vita di montagna: la descrizione delle difficoltà della vita da emigrato, lontano dalle proprie radici e dai propri affetti, condannato a vivere nel perenne rimpianto di ciò che si è lasciato, anche se la vita che si conduce è meglio di quella che si è lasciata.
»

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