Il bambino con il pigiama a righe

Il bambino con il pigiama a righe

di John Boyne

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Leggere questo libro significa fare un viaggio. Prendere per mano, o meglio farsi prendere per mano da Bruno, un bambino di nove anni, e cominciare a camminare. Presto o tardi si arriverà davanti a un recinto. Uno di quei recinti che esistono in tutto il mondo, uno di quelli che ci si augura di non dover mai varcare. Siamo nel 1942 e il padre di Bruno è il comandante di un campo di sterminio. Non sarà dunque difficile comprendere che cosa sia questo recinto di rete metallica, oltre il quale si vede una costruzione in mattoni rossi sormontata da un altissimo camino. Ma sarà amaro e doloroso, com'è doloroso e necessario accompagnare Bruno fino a quel recinto, fino alla sua amicizia con Shmuel, un bambino polacco che sta dall'altro lato della rete, nel recinto, prigioniero. John Boyne ci consegna una storia che dimostra meglio di qualsiasi spiegazione teorica come in una guerra tutti sono vittime, e tra loro quelli a cui viene sempre negata la parola sono proprio i bambini.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.6 di 5 su 12 recensioni)


5.0Stupendo, 21-03-2011
di A. Spedalieri - leggi tutti i suoi commenti

«Quando ho sfogliato l'ultima pagina, le lacrime mi sono sgorgate dagli occhi in un modo incontrollabile.
E pensare che ogni singolo antagonista ha un lato buono, che con gli amici si comporta come ognuno di noi... Come una di queste persone può trasformarsi in un mostro...
»

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4.0Lacrime e tristezza, 24-01-2011
di S. Carlino - leggi tutti i suoi commenti

«Questo sicuramente non è un libro adatto a dei bambini anche se è strutturato con un linguaggio semplice, diretto e ingenuo... Esattamente come i due bimbi protagonisti della storia... Ho pianto davvero alla fine.»

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4.0Consigliato non solo agli adulti, 21-12-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Baldini - leggi tutti i suoi commenti

«Si potrebbe quasi dire un libro per bambini. Infatti me lo sono ritrovato dalla biblioteca scolastica di mio fratello. E invece no. Invece è una storia crudele, molto di più di mille storie scritte quasi con il sangue e rivolte solo ad una lettura adulta. Qui non c'è sangue, non c'è sporco, non c'è sofferenza. Ed è proprio questo che, in contrasto con il sentimento puro e divino dell'amicizia tra due bambini, rende la crudeltà di noi adulti ancora più diabolica»

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5.0struggente, 24-10-2010
di A. Carosi - leggi tutti i suoi commenti

«Struggente. Ho pianto dall'inizio alla fine. Si rimane impietriti dall'orrore pur non dicendo direttamente le cose probabilmente anche per merito di un linguaggio molto semplice e quasi ingenuo»

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5.0Lettura estremamente sofferta, 24-10-2010
di A. Carosi - leggi tutti i suoi commenti

«Una favola crudele.
Non si può non leggere questo libro così intenso dove convivono amore e odio e scritto con il linguaggio semplice e immediato di un fanciullo.
»

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2.0Il bambino con il pigiama a righe, 22-10-2010
di F. Cascone - leggi tutti i suoi commenti

«Credo che un tema come quello trattato nel libro debba avere più forza, più precisione, più realtà.
Questa storia mi ha lasciato indifferente, troppo falsa per coinvolgermi.
»

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5.0Il bambino con il pigiama a righe, 10-10-2010
di T. Spilotros - leggi tutti i suoi commenti

«Un libro che arriva direttamente al cuore. Una favola dal significato forte, a tratti crudele. La crudezza della vicenda e di quegli anni tremendi è riportata con tono quasi incantato, da favola, col tono di un bambino, che ancora non sa quanto può essere spietato l’uomo. »

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5.0lo consiglio vivamente, 04-09-2010
di M. Carosi - leggi tutti i suoi commenti

«Sono rimasto colpito da questo romanzo.Non ho visto il film e ho iniziato a leggerlo pensando che fosse uno dei tanti scritti sull'argomento ma questo è diverso dagli altri.Dovete leggerlo per capire.»

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5.0un'amicizia dalle conseguenze terribili, 20-08-2010
di D. Attanasio - leggi tutti i suoi commenti

«Un romanzo bellissimo raccontato da un bambino che, innocentemente, non pensa che gli adulti, e specialmente le persone che lui stesso ama, siano capaci di infliggere dolore e causare morte. Un romanzo commovente e tristissimo da cui è nato anche il film omonimo. »

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5.0semplice ma lacerante, 27-07-2010
di E. Alessandrini - leggi tutti i suoi commenti

«Con un linguaggio semplice, quello di un bambino, viene raccontato un momento storico terrificante.
La vita dei bambini è in contrapposizione a quella degli adulti: i primi vivono pacificamente e vogliono stare insieme al di la della differenze (che per lo loro non esistono) mentre i secondi vogliono staccarsi con violenza dal diverso addirittura annientandolo. La finale poi è sconvolgente
»

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5.0Molto vero, 27-08-2009, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di M. Iorio - leggi tutti i suoi commenti

«L'autore di questa "favola", è John Boyne, non ha ancora 40 anni ma ha scritto qualcosa di grandioso. Soprattutto , ha scritto con gli occhi di un bambino, vedendo le cose con l'ingenuità classica di chi non conosce le sofferenze e la malizia. Ecco, la sofferenza, nessuno la dovrebbero conoscere, meno che mai un bambino. Questa è la storia di due bambini, profondamente diversi tra loro, Bruno e Shmuel. Il primo, figlio di un ufficiale nazista, il secondo , figlio di genitori polacchi, rinchiuso nel campo di concentramento di Auscit (questo è il modo come chiamava il campo di concentramento Bruno). La famiglia di Bruno, era composta da mamma, papà, la sorellina Gretel,definita "il caso disperato" e lui stesso. Dapprima vivevano a Berlino, Bruno aveva i suoi amici e si divertiva molto. Poi una sera venna a cena il Furio, insomma venne a cena Hitler in persona. Quella fu la cena che sconvolse la vita della famiglia e la sua in particolare. Il papà di Bruno, date le sue alte capacità, fu mandato a dirigere il campo di concentramento di Auscit. Per l'intera famiglia , tranne il papà, fu un trauma. Passare dalla capitale tedesca, con tutte le relative comodità, a un paesino dove esistevano solo baracche, oltre la loro casa, fu quasi un trauma. I primi giorni in Bruno c'era la speranza di tornare a breve a Berlino, dai suoi tre amici, continuare a divertirsi con loro. Ma mano mano che passava il tempo, cominciò a capire che in quella casa ci dovevano rimanere per molto. Ma i bambini vivono di fantasia, cercano con la loro immaginazione di porre rimedio ad una realtà , difficile da capire. Ed uno dei giochi preferiti di Bruno era quello di esplorare ciò che lo circonda e , comunque, un bravo esploratore, si avventura anche il luoghi più lontani. Ecco questo è quello che fece lui. Si avventurò lungo la recinzione del campo di concentramento e alla fine, quando ormai aveva perso le speranza di trovare qualcuno o qualcosa, in lontananza vide un puntino che divenne una macchia, che divenne una striscia, che divenne un bambino. Questo fu il primo incontro tra Shmuel e Bruno. Quest'ultimo non aveva mai visto un bambino così magro e triste. Qui ebbe inizio un'amicizia incredibile tra i due, talmente differenti, ma alla fine uniti dalla loro età. Certo un'età non età per Shmuel, ma che con l'andare avanti della loro frequentazione diventava sempre più vicina tra i due. La loro amicizia era qualcosa di inimmaginabile a qualsiasi altra persona, erano troppo diversi, ma le distanze tra i due ormai si erano annullate.
Non vado avanti, perchè il finale spetta a chi avrà voglia di leggere il libro o in alternativa vedere il film.
»

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5.0Consigliato, 18-02-2009
di J. Gozzo - leggi tutti i suoi commenti

«Intenso. E' un'altro modo per raccontare uno dei momenti storici più terrificanti che abbiamo vissuto.
Da leggere prima di vedere il film (uscito al cinema ultimamente).
»

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