1989-2009. I mutanti. Perché i comunisti hanno rifiutato l'opzione socialdemocratica

1989-2009. I mutanti. Perché i comunisti hanno rifiutato l'opzione socialdemocratica

di Giuseppe Averardi

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Nel 1989, in coincidenza con la caduta del Muro di Berlino, ha avuto inizio la metamorfosi del Partito comunista italiano che doveva subire un'improvvisa accelerazione con il fallimento dell'esperimento di Gorbacev in Urss. Soffia sui popoli dell'Europa orientale il vento dell'Est dove il comunismo si disintegra, la gioia affannosa dei tedeschi della Repubblica democratica che fuggono dalle loro catene, dei polacchi che inalberano croci, degli ungheresi che consacrano agli insorti del '56 il loro ritorno alla libertà, dei cecoslovacchi e della loro primavera ritrovata. In questo contesto staordinario il gruppo dirigente del Pci aveva l'occasione storica di condurre il partito all'approdo della grande socialdemocrazia europea. E, invece, con il XIX e XX congresso dei primi anni '90 ha inizio nel Pci una profonda convulsione politica che dura per tutto l'arco degli ultimi vent'anni, assume un carattere persistente di grande ampiezza con sconvolgimenti improvvisi, scissioni e abbandoni individuali.

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