La stanza del figlio

Regia di Nanni Moretti

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La scomparsa del figlio adolescente devasta l'esistenza di uno psicologo e della moglie di questo. Il senso di colpa lo porta all'abbandono della professione e a continui litigi con la moglie. La comparsa improvvisa della ragazza del figlio offre alla famiglia l'occasione di ritrovarsi.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 6 recensioni)

5.0 La stanza del figlio

Premetto: questo è un capolavoro assoluto. E come tutti i capolavori assoluti non può che dividere, appassionare, suscitare nello spettatore la sensazione di avere ricevuto un pugno allo stomaco. Resteranno nella mia memoria di spettatore per sempre le immagini e i suoni dei chiodi che si infilano in quella bara... Ripeto: capolavoro assoluto.

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4.0 Bellissimo

Film del regista italiano Nanni Moretti. La storia analizza le evoluzioni psicologiche di una famiglia a seguito di un lutto molto doloroso che la colpisce. Lo straniamento, il senso di perdita che diventa una perdita di se stessi e, infine, la ricerca di una via nuova per tornare a vivere fanno di quest'opera uno dei capolavori assoluti di Moretti.

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5.0 Durissimo film del grande Nanni

Dramma del 2001, diretto da Nanni Moretti, narra la crisi di due genitori (lui - Moretti - psicologo) a seguito della morte del loro giovane figlio. Pluripremiato: Cannes, David di Donatello, Nastro d'Argento. Pellicola dura, emozionante, da vedere assolutamente!

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5.0 Struggente

Assolutamente struggente e doloroso di un dolore muto e talmente smisurato da rimanere incastrato in gola, da non riuscire a venire allo scoperto, dal temere di aprirsi a chi sta intorno perche sa che non potrebbe essere capito. E poi la luce. La speranza.

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4.0 Che angoscia

Di sicuro un film molto angosciante ma devo dire che se si considera il tema trattato non poteva essere altrimenti. In ogni caso si tratta di un film molto ben fatto che probabilmente non rivedrò mai più, ho disintegrato legioni di fazzolettini!

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4.0 Perdite

Le corse di Giovanni attraverso il porto e le strade di Ancona; il suo lavoro di psicanalista e il confronto con gli altri e i loro problemi; la famiglia e i suoi momenti di unione (una canzone cantata insieme, una partita di tennis o di pallacanestro) ; la perdita di un figlio, improvvisa, inspiegabile; il confronto quotidiano con un dolore lacerante: continuare il proprio lavoro, per aiutare gli altri senza averne più le forze; il crollo emotivo del padre, della madre, della sorella, messo in evidenza dai particolari del vivere quotidiano, da una tazza rotta, da una partita finita in rissa; il dover, nonostante tutto, continuare ad andare avanti, nel tentativo di superare una perdita che divide Il film di Nanni Moretti affronta il tema della morte, un tema forte, che "invade" l'intera pellicola (e non poteva essere altrimenti) . E lo fa a partire da un sceneggiatura esemplare, e poi con una regia sicura e rigorosa, tesa ad evitare le lacrime facili che una storia del genere può ingenerare, e che tuttavia non si vergogna di emozionare. Uno dei punti di forza del film è, infatti, proprio la capacità di coinvolgimento che suscita nello spettatore, e la sua facilità di "lettura". Ma tutti gli elementi della pellicola contribuiscono alla sua riuscita: notevole (come sempre nei film di Moretti) l'uso della musica, a partire dalla bella colonna sonora di Nicola Piovani; ma ricordiamo anche il brano di Michael Nyman, la canzone della Caselli "Insieme a te non ci sto più", che ben caratterizza un momento di unione dell'intera famiglia protagonista della vicenda; e infine il brano di Brian Eno "By this river", che contribuisce a rasserenare il finale "aperto", probabilmente il solo col quale Moretti ci poteva lasciare. Bravi, infine tutti gli attori, con Moretti, Laura Morante e Jasmine Trinca in testa.

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