Sierra Charriba

Regia di Sam Peckinpah

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Finita la guerra civile, un fanatico ufficiale nordista assolda un piccolo esercito di sbandati per una disperata missione punitiva contro una piccola tribù d'indiani, ormai fuggita in Messico.

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4.0 Da vedere

Grande film! Anche se l'ottima coppia Harris Heston viene impiegata non al meglio. Del resto c'è tutto un cast di fedelissimi di Peckinpah, da Coburn agli Oates, impegnati in una trama avvincente ma con frequenti cadute di ritmo, specie nel finale, che si trascina alquanto stancamente. Manca una colonna sonora all'altezza. La stessa figura del cattivo è appena delineata. Comunque per me resta un grande classico.

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5.0 Tra apache e lancieri di Massimiliano

Alla fine del 1963, Sam Peckinpah (1925 – 1984) pare giunto alla svolta decisiva della carriera: la regia di una grossa produzione, un western naturalmente, con un cast di prestigio, in cui spicca Charlton Heston, uno dei grandi divi del periodo. Non sa invece che sta per vivere la più drammatica esperienza della propria vita, artistica e non, da cui uscirà irrimediabilmente segnato. Peckinpah, che si è fatto notare per il lavoro televisivo e per due ottimi western low budget, riceve un copione che narra una normale vicenda di scontri tra militari e indiani e lo rimaneggia, sino a trarne una storia ricca di implicazioni. Sierra Charriba (Major Dundee, 1965) inizia con il massacro – cui lo spettatore non assiste – di un reparto di soldati nordisti, a opera di una banda di apache guidata da Sierra Charriba. È in corso la guerra di secessione, e il reparto veniva dalla guarnigione di un campo di prigionia in cui si detengono prigionieri sudisti. Il capo del campo, il maggiore Dundee, decide di dare la caccia a Sierra Charriba. E poiché non dispone di abbastanza uomini, arruola anche civili e prigionieri, con la promessa di agevolarli in seguito. Il problema è che gli apache si sono rifugiati in Messico, all’epoca occupato dalle truppe francesi (qui è evidente il richiamo a Vera Cruz di Robert Aldrich). Non è l’unico, perché la spedizione è minata da infinite rivalità interne (nordisti contro sudisti, bianchi contro negri, rancori personali). Tra continue tensioni e battaglie contro indiani e francesi, la missione si compie. Ma i superstiti saranno pochi. A vederlo oggi, il film risulta essere un capolavoro straordinariamente diretto, innovativo e anticipatore. Eppure all’epoca fu un fiasco. I guai cominciarono già durante le riprese. La Columbia, temendo che il regista avesse perso il controllo della produzione (c’è però da dire che l’instabilità emotiva di Peckinpah, accentuata dalla passione per l’alcol, qualche dubbio lo poteva suscitare), impose di smettere le riprese settimane prima del previsto. Accadde allora un fatto clamoroso: Heston offrì il proprio compenso per coprire le spese del completamento del film. Ma ormai Peckinpah si era attirato l’astio del produttore esecutivo Jerry Bresler che per puro spirito di rivalsa macellò letteralmente la pellicola, mutilandola di decine di minuti di pellicola e cambiando la colonna sonora. Non contento, la gettò sul mercato senza promuoverla, condannandola di fatto all’insuccesso. La giustificazione di Bresler che il film era troppo violento, non basta a perdonare uno dei più tragici scempi della storia del cinema. La versione vista all’epoca in Italia era dunque quella amputata. Ma bastava per attribuire a Sierra Charriba lo status di film epocale. Com’è detto, Peckinpah ne ebbe la carriera spezzata. Non ritrovò mai la piena fiducia dei produttori e allora ebbe inizio la pulsione autodistruttiva che lo portò a una fine precoce. Questa edizione del film recupera quanto si è potuto trovare negli archivi delle sequenze tagliate. Non è molto purtroppo: parti fondamentali, quali la lunga sequenza del massacro iniziale, che motiva poi l’ossessiva caccia all’indiano, altrimenti oscura di Dundee, sono introvabili. Pare che l’ineffabile Bresler si sia premurato di distruggerle. Ma almeno, è quanto basta per rendere giustizia a un capolavoro imperdibile.

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