Richard Strauss. Salomé

Regia di Petr Weigl

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5.0 Acheronta movebo

Pensiero musicale è Sinopoli. Che rispetta l'orchestrazione sporca' laddove è un pensiero a produrla. Che trova il timbro Jugendstil comune a Schnberg e Respighi. Che "utopia è eseguire quello che Mahler aveva scritto". Che considera Mozart ineseguibile se non "fulminato" nel suono "distante, follemente distante". Mozart "asimmetrico" e apparentemente razionale sopra una totale irrazionalità la stessa costruzione' dei templi greci dei secoli quinto e quarto.
Per questo Schumann. Con la prima sinfonia ecco il tetracordo sol-si bemolle-re-fa ad accomunare tutti i tempi in un continuum unitario-circolare sempre uguale sempre diverso. Questo è pensiero. Grande risposta al post-beethovenismo.
Ma per questo anche R. Strauss. Se in Weininger il valzer nasconde "il cerchio della morte", in Sinopoli la circolarità straussiana è "asimmetrica". Il tempo del valzer ondeggia, si discioglie. Gli effluvi che si espandono non sono il liberty dec di un Klimt ma le piante di palude di Kubin. E la coppia che danza è nei tratti di Schiele.
Alla prima rappresentazione austriaca della "Salome" di Strauss (il 16 maggio 1906 a Graz, dopo lo sdegno censorio di danarosi puritani newyorkesi, Kaiser tedesco e arcivescovo viennese) abbiamo Mahler e Zemlinsky, Schnberg e Berg, Puccini.
Nel corso del secolo l'opera è stata quasi sempre letta in decadenti sensuali languori fra soffusi cromatismi floreali (non così Reiner, Mitropoulos, Sinopoli, Dohnnyi) dove l'abissale e psicotico erotismo dell'adolescente principessa pervade il palcoscenico.
Ma è Jochanaan, il profeta Jochanaan dall'oscura parola e candido corpo ad eruttare dalla rossa bocca alla bianca luna l'annuncio della presenza di colui che gli succederà. Nulla conta ciò che viene detto ma solo che venga detto dal profondo, dall'infero, oracolarmente.
La voce deflora Salome. La seduce e l'adolescente abbandona il mondo dei morti per la tomba vuota dell'uomo dal corpo bianco come pietra di sepolcro e seno della luna.
Lo psichiatra Sinopoli ci mostra che l'amore è un'incessante elaborazione di lutto in cui la charis la grazia coglie bruciando.

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