Daratt. La stagione del perdono

Regia di Mahamat-Saleh Haroun

  • Prezzo: € 9.99
Spedizione a 1€ sopra i 24 euro! (Scopri come)
Voto medio del prodotto:
1.0
Prodotto non disponibile

Dettagli del prodotto

Contenuto

In Ciad Atim, un ragazzo di 16 anni, raggiunge il villaggio di colui che assassinò suo padre anni prima, durante la guerra civile. Intenzionato a vendicarsi, Atim si fa assumere come garzone nella sua panetteria. Ma il panettiere decide di adottarlo.

Altri utenti hanno acquistato anche:

Voto medio del prodotto:  1.0 (1 di 5 su 1 recensione)

1.0 Vale solo per il messaggio politico

Narra la storia di Atim, un giovane africano del Ciad cresciuto dal nonno cieco con l'odio verso i carnefici di una violentissima e sanguinosissima guerra civile. La radio annuncia la sentenza di amnistia della corte "Giustizia e Verità" verso i 200 criminali di guerra e il nonno gli consegna una pistola (era del padre) dicendogli che era grande e il tempo era arrivato. Il film si sposta così a N'djména , la grande città, dove Atim va alla ricerca dell'assassino di suo padre per ucciderlo e fare giustizia. Lo trova, ma non riesce nel suo intento nonostante abbia più di una situazione favorevole. Nassara (questo il nome dell'uomo) è ormai un vecchio che parla con l'aiuto di un congegno elettronico (non so come si chiama), va tutti i giorni alla moschea a pregare, ha una panetteria e distribuisce pane a coloro che ne hanno bisogno. L'unica cosa che lascia presupporre un passato da criminale assassino è la mola di armi (soprattutto kalashnikov) che tiene nel suo armadio. Atim verrà assunto come garzone da Nassara che giorno dopo giorno gli insegna i segreti della sua arte. Tra i due nasce un rapporto che va oltre il lavoro (il giovane si prende cura dell’altro quando sta male e lo consola per la perdita del figlio) tanto che Nassara vorrebbe adottarlo, non sospettando le vere intenzioni del ragazzo. Alla resa dei conti finale Atim sparerà in alto e lo risparmierà lasciando credere al nonno di averlo ucciso e di aver così vendicato la morte del padre.
Il film non è bello, irreale e fastidiosamente sdolcinato. Situazioni e dialoghi per niente coinvolgenti. Capisco la volontà di far passare un certo messaggio pacifista, ma secondo me nel complesso il film non è riuscito. Incollo sotto la motivazione del gran premio della giuria alla 63ma mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia a dimostrazione che il film è più da discutere che da vedere. Magari passerà alla storia per il forte messaggio politico non certo per qualità e fruizione dell'opera.

"Daratt prospetta la necessità del perdono in un'africa in bilico tra modernità e tradizione e dilaniata dalla guerra. perdono, maturato attraverso la sofferenza, che diventa valore universale e culturale per il superamento di qualsiasi conflitto nel mondo".

Ritieni utile questa recensione? SI NO