Il cielo sopra Berlino

Regia di Wim Wenders

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Due angeli scesi dal cielo si rendono conto dell'incapacità di comunicare degli uomini. Uno di loro innamoratosi di una trapezista, rinuncia all'immortalità per lei. Il film ha avuto un rifacimento nel 1998.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (4.8 di 5 su 5 recensioni)

5.0 Un film di vera poesia

Un film di vera poesia, realizzato da un regista che sa rivolgere uno sguardo attento, stupito, non consueto al mondo e alle persone. Due angeli – ma non come li immaginiamo di solito: due angeli dimessi – osservano il mondo in bianco e nero, ascoltando quello che si dice e osservando le fatiche e i dolori quotidiani.
Quando poi uno di loro si innamora di una bella trapezista, il colore invade lo schermo e sembra quasi che la distanza fra gli angeli che si innamorano e chi nel mondo desidera volare diventi minima. Un film che ci dice che è la poesia dell'amore a muovere la vita degli uomini (e anche degli angeli). Una curiosità: Wenders ha trovato ispirazione per il film nelle poesie di Rilke, in cui, secondo lui, gli angeli trovano dimora.

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5.0 Il cielo sopra Berlino

Poetico, emozionante, filosofico. Questi sono gli aggettivi adatti per descrivere un film di Wim Wenders. E Il cielo sopra Berlino non fa eccezione. Ostico forse per i più, decisamente una piccola perla per gli appassionati. In una Berlino buia e in rovina assistiamo all'amore impossibile di un angelo per un'artista del circo.

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5.0 Poesia

... 120 minuti di un distillato di poesia, di riflessioni pure sull'essere e sulle sue paure, debolezze... Splendida l'idea della gestione dei colori in base al punto di vista... Magistrale l'interpretazione degli attori e meravigliosa la Berlino che fa da cornice a questo capolavoro. Un film meraviglioso di cui consiglio vivamente la visione

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5.0 Il cielo sopra Berlino

Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente, e questa pozza, il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un'anima
e tutte le anime erano un tutt'uno.
Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via,
aveva una vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.
(Song of Childhood scritta da Peter Handke per il film)

Damiel e Cassiel sono due angeli e si aggirano in una fantastica Berlino anni Ottanta. Nel loro peregrinare incontrano vari personaggi tra cui Homer e Marion. Grazie a Peter Falk, Damiel decide di diventare uomo, rinunciando all'immortalità per poter partecipare al mondo. Ben presto scoprirà il sangue e il dolore, e tutto ciò che c'è d'umano. Magistrale e poetico Wenders stupisce già dalle prime scene, liriche e visionarie, che ci introducono in un mondo sospeso tra realtà e fantasia.

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4.0 Magia pura

Vivamente consigliato a chi ancora non sia riuscito a vederlo. Il mio film preferito del regista tedesco Wim Wenders. Girato in bianco e nero (per le scene con il punto di vista degli angeli) e a colori (per quelle con il punto di vista umano). Numerosi sono i luoghi fulcro del film, che all'epoca facevano ancora parte di una Berlino divisa in due. Toccanti sono le scene in cui gli angeli si siedono sulla "statua della Vittoria", che si trova realmente in una delle princiali vie della capitale tedesca in cima alla "colonna della Vittoria", per osservare le vite dei berlinesi. Bellissima la poesia iniziale, scritta da Peter Handke (i dialoghi sono suoi). Da citare il sequel "Così lontano, così vicino" (1993), sempre dello stesso regista, e il remake americano "La città degli angeli" (City of angels, 1998).

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